Parrocchia Santa Maria a Quarto - Bagno a Ripoli

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25/10/20 - 30a domenica del tempo ordinario

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30a domenica del tempo ordinario - anno A

La vita è veramente molto semplice;
ma noi insistiamo nel renderla complicata.
(Confucio)

L'amore non l'ha inventato Gesù, esiste da sempre.
Per gli studiosi le parole "amore" e "amare" risalgono al termine sanscrito kama o alla radice indoeuropea ka o derivano dal verbo greco mao o da quello latino amor. In ogni caso le parole amore/amare esprimono il desiderio, la passione viscerale, integrale, totale. Un'altra interpretazione etimologica individua l'origine dal termine latino mors, che vuol dire morte, preceduto dall'alfa privativo (a-mors) per indicare un sentimento che non conosce la morte, è eterno, senza fine. È certamente un'interpretazione meno accreditata dagli studiosi ma, piena di fascino, non potrebbe esprimere meglio il legame tra i termini del grande comandamento espressi dalla risposta di Gesù. L'evangelista Giovanni, nella prima lettera, afferma che «Dio è amore» e ancora «Chi non ama rimane nella morte» e infine «In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi». In queste tre affermazioni c'è la riprova che l'amore è vita e ci dona vita perché noi siamo stati creati dall'Amore. L'amore non l'abbiamo creato né inventato noi, a noi è chiesto solo di farci amare e di diffondere l'amore ricevuto.
L'esperto della legge, per tendere una trappola a Gesù, gli pone la domanda: «Qual è il grande comandamento?». Infatti, era scontato in Israele che il più grande comandamento fosse il ...continua...

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 21 Ottobre 2020 05:51
 

18/10/20 - 29a domenica del tempo ordinario

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29a domenica del tempo ordinario - anno A

27E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
(Gen 1, 27)

«Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»: con un'interpretazione distorta le parole di Gesù sono diventate una sorta di giustificazione biblica dei governi laici a sostegno della rivendicazione della propria autonomia e del rifiuto dell'ingerenza della Chiesa nelle questioni di propria competenza. Ne abbiamo un chiaro esempio nell'aforisma «Libera Chiesa in libero Stato», coniata da Charles de Montalembert e più volte usata da Camillo Benso, conte di Cavour, il quale riteneva che la separazione fra Chiesa e Stato fosse l'unica soluzione alla questione romana. Anche l'attuale visione del liberalismo italiano nei confronti del problema dei rapporti fra Chiesa e Stato è ispirata a quel pensiero che però non è quello di Gesù.
Infatti, per comprendere il detto di Gesù occorre entrare innanzitutto nel clima di quei tempi.
Grazie ai territori occupati, Roma assicurava all'erario imperiale le entrate che avrebbero dovuto servire per coprire le spese per il senato, per l'imperatore, per l'assetto politico e militare e, in parte, anche per realizzare o migliorare le strutture dei territori stessi, la viabilità e i porti necessari per il trasferimento di cose e persone. Le entrate erano imposte attraverso un pesante regime fiscale costituito da due filoni. Il primo era l'imposta fondiaria che colpiva i proprietari di terre e di edifici, il secondo, invece, era il "tributum capitis" una sorta di tassa sulla ricchezza mobile alla quale era assoggettato ogni giudeo adulto (cioè dall'età di dodici anni per le femmine e quattordici anni per i maschi fino all'età di sessantacinque anni per tutti) compresi gli schiavi. Anche alla Palestina, divenuta dal 63 a. C. una provincia dell'impero romano, era stato imposto questo regime fiscale, in particolare il "tributum capitis" che consisteva in un denaro, corrispondente mediamente alla paga giornaliera di un operaio. La riscossione delle tasse poste da Roma era appaltata a gabellieri giudei (chiamati in maniera dispregiativa pubblicani) odiati dal popolo perché ritenuti collaborazionisti e ladri, fama peraltro fondata, perché spesso si appropriavano del ricavato della riscossione delle tasse per sé e per i loro protettori, facendolo così mancare per la realizzazione delle opere pubbliche d'utilità comune.
Fino a questo punto niente di nuovo perché la situazione è riscontrabile anche oggi in diversi Stati della terra. In Israele, però, ...continua...

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Ultimo aggiornamento Giovedì 15 Ottobre 2020 05:28
 

11/10/20 - 28a domenica del tempo ordinario

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28a domenica del tempo ordinario - anno A

«16A chi posso paragonare questa generazione?
È simile a bambini che stanno seduti in piazza
e, rivolti ai compagni, gridano:
17«Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato,
abbiamo cantato un lamento e non vi siete battuti il petto!»
(Mt 11, 16-17)

Qualche tempo fa, un sacerdote che doveva presentarsi alla comunità, durante l'omelia parlò della sua esperienza vocazionale iniziata dall'incontro nella sua vita con il Signore che lo aveva cambiato da ateo in credente. Eravamo tutti a bocca aperta nell'udire come Dio gli parlasse attraverso le vicende della vita e come per comprendere la sua vocazione egli avesse messo Dio alle strette: «Se questa cosa accadrà in questo giorno della settimana e a quest'ora, vuol dire che la mia vocazione viene da te ed io la seguirò». L'evento accadde nei termini richiesti e questo sacerdote fu coerente con la promessa, o più precisamente, il diktat imposto a Dio. Mentre pensavo al versetto del Deuteronomio che recita: «Non tenterete il Signore, vostro Dio, come lo tentaste a Massa» (Dt 6, 16), una signora accanto a me disse: «È tutta la vita che aspetto che Dio mi parli! Ora ho capito perché non l'ho mai sentito: è indaffarato a parlare con lui». ...continua...

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Ottobre 2020 05:49
 

04/10/20 - 27a domenica del tempo ordinario

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27a domenica del tempo ordinario - anno A

18La mattina dopo, mentre rientrava in città, ebbe fame.
19Vedendo un albero di fichi lungo la strada,
gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie,
e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!».
E subito il fico seccò.
(Mt 21,18-19)

Un giorno, in seguito ad un normale avvicendamento, un dirigente cambiò ufficio. Era contento perché negli ambienti qualificati si diceva un gran bene degli impiegati efficienti ed efficaci nello svolgimento del loro lavoro. Con il tempo, però, a causa del comportamento poco professionale del dirigente stesso, gli impiegati non lavoravano più con l'entusiasmo e la produttività del passato. Egli, preoccupato per la situazione che si era creata, in una riunione, appositamente convocata, espose un'analisi oggettiva e impeccabile dei fatti e alla fine si chiese: «Rispetto a prima che cosa è cambiato?». Il personale, piacevolmente stupito, era sicuro che finalmente sarebbe arrivato all'unica naturale conclusione: lui era la novità. Il dirigente però terminò dicendo che non c'era stato alcun cambiamento. Il personale rimase basito: come non comprendere l'ovvio?
Anche gli ascoltatori di Gesù, trascinati dai suoi racconti, non arrivano subito a cogliere che si sta parlando di loro. Non si mettono mai in discussione perché hanno molto da perdere, oppure si sono sempre comportati in quel modo e non prendono neppure in considerazione la possibilità di cambiare.
Questa è la terza volta che Gesù parla di vigna perché ...continua...

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Ultimo aggiornamento Venerdì 02 Ottobre 2020 07:53
 


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