Parrocchia Santa Maria a Quarto - Bagno a Ripoli

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22/11/2020 - Solennità di Cristo Re dell'universo

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34a domenica del tempo ordinario (Cristo Re dell'universo) - anno A


“Al tramonto della vita saremo giudicati sull’amore”.
(San Giovanni della Croce)



La festa di Cristo Re fu istituita dal Pio XI nel 1925 in un contesto per lo più determinato dalla grande guerra: da una parte la deriva umana, morale e religiosa, dall’altra il nascere e poi l’affermarsi del nazifascismo.
Nella società civile si fa strada il laicismo, da non confondersi con l’ateismo, che sostiene l'indipendenza della società civile e politica da ogni forma di condizionamento o ingerenza da parte della Chiesa.
Nella Chiesa avanza il clericalismo che si batte perché la struttura religiosa sia al di sopra di tutto e di tutti e di conseguenza il mondo, o meglio tutto ciò che non è governato dalla religione, è visto come un nemico da combattere.
Nell’intenzione del pontefice, non capìta all’epoca, questa festa si sarebbe dovuta opporre sia al laicismo sia al clericalismo, d'altra parte è l'epoca in cui le due posizioni si scontrano in maniera netta.
In Russia a partire dal 1924 Stalin, asceso al potere, si sbarazza, con una feroce repressione, del dissenso politico reale o presunto.
Nell’anno successivo nascono i partiti comunisti cinese e italiano mentre Mussolini inizia a organizzare il partito fascista.
In Germania il piccolo Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, con l’arrivo di Adolf Hitler nel 1920 e la sua presidenza nel 1921, comincia la sua trasformazione che, come tutti sappiamo, porta alla seconda guerra mondiale.
All’interno della Chiesa i clericali affermano la centralità della chiesa stessa come mezzo e fine della salvezza per cui è logico che essa detenga ogni potere: politico e spirituale.
Interessante come il principio dell’«extra ecclesiam nulla salus» (al di fuori della Chiesa non c’è salvezza), espressione coniata da Cipriano vescovo di Cartagine e rivolta agli eretici che volevano rientrare nella Chiesa, nel tempo sia divenuta un principio universale rivolto a tutti, credenti e non credenti, sia quelli che hanno rifiutato il Cristo sia, addirittura, quelli che non l’hanno mai conosciuto. Con questa interpretazione la Chiesa, per il raggiungimento di tale fine, è posta al di sopra dello stesso Cristo.
È solo dal Concilio Vaticano II in poi che l’assioma è stato attenuato e la Chiesa non è più l’unico mezzo di salvezza ma uno fra i tanti, magari il più importante e il più prezioso.
In particolare il Concilio Vaticano II, con la costituzione «Gaudium et Spes», dichiara che l’autonomia delle realtà terrestri, è insita nella stessa creazione.
La riforma liturgica di Paolo VI mantiene la festa e precisa che «Cristo-Re» nulla ha da spartire con i regni di questa terra perché la sua regalità poggia sul mistero della croce e della sofferenza del Figlio dell’Uomo che ...continua...

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15/11/20 - 33a domenica del tempo ordinario (messalino)

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33a domenica del tempo ordinario - anno A

Ma bisogna correre i rischi,
perché il rischio più grande nella vita
è quello di non rischiare nulla.
(Leo Buscaglia "Vivere, amare, capirsi")

Per comprendere questa parabola  è importante ricordare che il vangelo non è la cronistoria della vita di Gesù, né la registrazione delle sue parole e i vangeli sono stati scritti dagli evangelisti molto tempo dopo la sua morte e resurrezione, spinti dall’esigenza di dare risposte alle comunità che in quel momento si trovavano in profonda sofferenza. Gli evangelisti rileggono e adattano la parabola per proporre soluzioni ai problemi del momento e, così facendo, c’insegnano che la Parola di Dio non è statica, è dinamica e non può essere incatenata a una lettura letterale. A riprova di ciò i racconti di Matteo e Luca della medesima parabola sono profondamente diversi perché muovono da orizzonti diversi.
Matteo, con la parabola delle dieci vergini, quella di oggi e quella del giudizio finale che la liturgia ci proporrà domenica prossima, costruisce la teologia del tempo della Chiesa che vive il periodo intercorrente tra l’ascensione del Signore e la fine del mondo (escatologia); la domanda è: qual è il compito della Chiesa durante questo tempo? L’orizzonte di Matteo è rivolto, quindi, alla storia nel suo svolgersi.
L’orizzonte di Luca, invece, è rivolto alla cronaca dell’oggi. Infatti, egli cerca di dare risposte soprattutto alla comunità di Tessalonica angosciata dalla questione della fine del mondo e prende in considerazione il tempo che intercorre tra la morte di Gesù e la caduta di Gerusalemme e trae ispirazione da un fatto storico: la deposizione di Archelao da parte di Augusto con la conseguente costituzione della Giudea a provincia romana governata da prefetti nominati direttamente dall’imperatore. Le comunità dovranno vivere in tranquillità perché prima della fine avverrà una ribellione contro il re e il castigo dei nemici con la caduta di Gerusalemme (70 d.C.).
La parabola parla del regno dei cieli, ma il linguaggio appartiene al mondo degli affari più che a quello religioso. Una cosa, tuttavia, è chiara: Gesù non ha inteso dare una lezione morale sull’onestà, né sul modo di investire il denaro, ma ...continua...

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 11 Novembre 2020 16:15
 

09/11/20 - Dedicazione della Basilica Lateranense

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Dedicazione della Basilica Lateranense

messalino

Ultimo aggiornamento Sabato 07 Novembre 2020 06:50
 

08/11/20 - 32a domenica del tempo ordinario

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32a domenica del tempo ordinario - anno A

"Ho sognato un uomo che si presentava al giudizio di Dio.
Vedi, mio Signore - gli diceva - io ho osservato la tua legge,
non ho fatto nulla di disonesto, di cattivo o di empio.
Le mie mani, Signore, sono pure.
Senza dubbio - gli rispondeva il buon Dio -
ma le tue mani sono anche vuote".
(R. Follerau)

Per quel che sappiamo del rito del matrimonio nel giudaismo del Nuovo Testamento, durante l’anno del fidanzamento, mentre avvenivano i preparativi per le celebrazioni e l'approntamento della casa, la sposa rimaneva ad abitare con il padre. All’incirca alla fine dell’anno, erano previste le nozze con una celebrazione civile e una festa che durava anche una settimana e raggiungeva il suo apice nel banchetto che iniziava nel pomeriggio e si protraeva fino a notte inoltrata. Di norma, l’evento non era una celebrazione familiare, ma coinvolgeva oltre agli amici e invitati di riguardo, contattati in anticipo, anche le persone del vicinato che tranquillamente potevano entrare nella casa senza particolari inviti o permessi. Prima del banchetto, si svolgeva la cerimonia principale cioè l’atto simbolico del matrimonio: la sposa riccamente vestita, ornata di gioielli e coperta con un velo, attendeva con le damigelle lo sposo, anch’esso tutto agghindato per l’occasione con la testa adornata da un diadema, che insieme agli amici veniva a prenderla per portarla dalla casa del suocero alla sua. Le giovani, in segno di gioia e per illuminare la notte, qualora lo sposo ritardasse, avevano delle torce.
Dalla lettura di questa pericope non possono non affacciarsi molti dubbi alla mente del lettore attento. Il primo fra tutti riguarda la similitudine e ci chiediamo come possa il regno di Dio essere simile a dieci vergini; probabilmente la similitudine riguarda la celebrazione di un banchetto nunziale come si comprende dallo svolgimento dei fatti. Se dunque siamo nel momento culminante della celebrazione matrimoniale dove si trova la sposa? Com’è possibile, ...continua...

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 04 Novembre 2020 06:31
 


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