Parrocchia Santa Maria a Quarto - Bagno a Ripoli

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06/06/21 - SS. Corpo e Sangue di Cristo

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SS. Corpo e Sangue di Cristo - anno B

Un giorno in cui riceveva degli ospiti eruditi, Rabbi Mendel di Kozk
li stupì chiedendo loro a bruciapelo: "Dove abita Dio?".
Quelli risero di lui:
"Ma che vi prende? Il mondo non è forse pieno della sua gloria?".
Ma il Rabbi diede lui stesso la risposta alla domanda:
"Dio abita dove lo si lascia entrare".
Ecco ciò che conta in ultima analisi: lasciar entrare Dio.
Ma lo si può lasciar entrare solo là dove ci si trova,
e dove ci si trova realmente, dove si vive,
e dove si vive una vita autentica.
Se instauriamo un rapporto santo con il piccolo mondo che ci è affidato,
se, nell'ambito della creazione con la quale viviamo,
noi aiutiamo la santa essenza spirituale a giungere a compimento,
allora prepariamo a Dio una dimora nel nostro luogo,
allora lasciamo entrare Dio.
(Martin Buber, IL CAMMINO DELL’UOMO
Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose)
Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose)

Nelle tre letture che la liturgia prevede per questa solennità, ricorre un aspetto molto importante: il sacrificio. Il sacrificio è alla base dell’Alleanza. Al cuore dell’uomo che sperimenta o ha sperimentato il male e la morte sulla sua pelle, non possono bastare le belle parole o le stupende dottrine. Solo la morte di Dio potrà ribaltare la disperazione dell’uomo in speranza. Sul Sinai nacque il popolo dell’Antica Alleanza, nel Cenacolo nasce il popolo della Nuova Alleanza.
Il contesto, che tutti conosciamo, è quello della Pasqua ebraica memoriale della liberazione dalla schiavitù dell’Egitto e della nascita del popolo d’Israele. Per commemorare annualmente la Pasqua, era osservato il rituale ispirato al racconto della liberazione esposto nel capitolo 12 dell’Esodo, compreso il banchetto. Non potevano mancare le erbe amare, simbolo della sofferenza sopportata dal popolo, né, come stimolo alla necessità di costante rinnovamento, il pane azzimo, in ricordo della fretta per l’imminente uscita dall’Egitto e l’agnello, offerto nel tempio di Gerusalemme, il cui sangue, posto sugli stipiti e sull’architrave della casa aveva risparmiato i primogeniti. Il capofamiglia, che presiedeva il banchetto, era tenuto a raccontare ai figli le grandi meraviglie compiute da Dio per la liberazione del popolo d’Israele dalla schiavitù dell’Egitto.
Forse sfugge che l’ultima cena di Gesù non è per tutti gli evangelisti da considerarsi come la cena pasquale.
Infatti, i sinottici, anche se con sfumature diverse, narrano che questa era una cena pasquale, quella cioè che rievocava con intensità un evento fondante della vita del popolo ebraico, l’inizio dell’esodo dall’Egitto verso la terra promessa.
Nel vangelo di Giovanni, invece, si legge che Gesù fu ucciso nel pomeriggio antecedente la cena pasquale. Addirittura l’evangelista precisa che i giudei non vollero entrare nel pretorio per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua (Gv 18, 28).
A questo punto è lecito chiedersi quale sia la verità storica dell’evento.
La versione di Giovanni,  ...apri il file...

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31/05/21 - Visitazione della beata vergine Maria

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Visitazione della Beata Vergine Maria - anno B

 

messalino

Ultimo aggiornamento Domenica 30 Maggio 2021 09:06
 

30/05/21 - Santissima Trinità

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Santissima Trinità - anno B

"Dio! Dio! Dio!
Se lo vedessi! Se lo sentissi!
Dov'è questo Dio?
(Promessi Sposi, cap.18)

Nella Bibbia, Dio è indicato con tanti nomi che intendono esprimere ciò che lui rappresenta per noi, ma il nome proprio di Dio è YHWH il cui significato profondo è descritto nell’Esodo e precisamente nel brano sulla vocazione di Mosè[1]. «Io sono colui che sono!» è il nome con cui è definito Dio nella Bibbia e scaturisce dall’esperienza della convivenza nei secoli del popolo ebraico con lui e ne rappresenta la sintesi. Infatti, questa definizione esprimeva la convinzione più profonda della fede del popolo di Dio: Egli è l’Emmanuele, cioè Dio con noi, Dio in mezzo a noi. Stupenda la certezza di questa presenza viva, amica e liberatrice, nella quale è immerso il popolo che la riconosce anche nella notte oscura dell’esilio di Babilonia.
Questa esperienza mistica, tuttavia, si affievolisce fino a venir meno nei secoli successivi all’esilio di Babilonia. Con il mutamento dell’assetto religioso si svilupparono anche paura e distanza fra Dio e il suo popolo. Infatti, il moralismo determinato da una religione organizzata sull’osservanza puntigliosa e formale della legge, il ritualismo consequenziale e ulteriormente accresciuto dal fatto che il Tempio di Gerusalemme era divenuto il centro del culto e, infine, il fondamentalismo derivante dalla progressiva chiusura nella razza identificativa dell’appartenenza al popolo di Dio, fecero sì che questo popolo, più volte liberato dal suo Dio, sperimentasse una nuova schiavitù. Al tempo di Gesù il volto amoroso e paterno di Dio in mezzo al suo popolo è scomparso e, al suo posto, vi è quello del giudice distante e severo che sconsiglia qualsiasi contatto. ...apri il file...


[1] 13Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: «Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi». Mi diranno: «Qual è il suo nome?». E io che cosa risponderò loro?». 14Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: «Io-Sono mi ha mandato a voi»». 15Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: «Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi». Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione. (Es 3, 13-15) .

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23/05/21 - Domenica di Pentecoste

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Domenica di Pentecoste - anno B

30Mandi il tuo spirito, sono creati,
e rinnovi la faccia della terra.

(Sal 103)

Con la solennità della Pentecoste termina il tempo pasquale: cinquanta giorni nei quali la liturgia è tutta centrata nella celebrazione della Pasqua di Gesù. Tutto il periodo è considerato come un solo giorno, infatti, le domeniche che esso comprende non sono chiamate Domeniche dopo Pasqua, bensì Domeniche di Pasqua.
Per l'evangelista Giovanni, il Mistero Pasquale di Gesù si realizza nella sua pienezza sulla croce; Giovanni non fa distinzioni cronologiche tra morte, risurrezione, ascensione ed effusione dello Spirito Santo, ma, cogliendo il mistero nella sua unità, lo vede realizzato nel Crocifisso. Luca, probabilmente per motivi pedagogici, spezzetta l'unitarietà del mistero Pasquale, ne dilata la durata, lo mostra nel suo susseguirsi cronologico e dà così agli apostoli e ai discepoli la possibilità di meglio assimilarlo.
Nei brani immediatamente precedenti, Gesù ha parlato della sua comunità invitata a vivere dell'amore vicendevole, ha annunciato per lei persecuzioni ingiuste, ora promette l'aiuto che il Padre le invierà: il Consolatore.
Il termine "Paràclito" è una parola greca che voleva dire chiamare qualcuno al proprio fianco ed era impiegato dalla lingua classica nel significato di chiedere l'aiuto di qualcuno in tribunale cioè un "difensore". Questo termine greco si trova solo negli scritti di Giovanni, quattro volte nel Vangelo riferito allo Spirito e una sola volta, nella prima lettera, riferito a Gesù: è un termine colto, e, come tale, non è intuitivo.
Altro significato del termine "Paràclito" è "consolatore" che nella lingua greca non ha lo stesso valore che oggi diamo al verbo consolare. Il "consolatore" era la persona che estirpava la causa della sofferenza.
Per meglio comprendere, quindi, occorre mettere  ...apri il file...

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