Parrocchia Santa Maria a Quarto - Bagno a Ripoli

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16/05/21 - Ascensione del Signore

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Ascensione del Signore - anno B

Verrà un giorno
in cui non saremo più noi a chiamare in causa le tue responsabilità e a dirti:
«Dove sei Dio?»,
ma sarai tu a chiamare in causa le nostre responsabilità e a dirci:
«Dove sei, uomo?».
Amo così tanto gli altri perché amo in ognuno un pezzetto di te, mio Dio.
Partirò dal principio di aiutare Dio il più possibile, e se questo mi riuscirà, allora vuol dire che saprò esserci anche per gli altri.
Come posso ringraziarti, mio Dio, per tutto il bene che fai affluire in me, ininterrottamente.
Per tutta l’amicizia, per i molti pensieri fecondi, per il grande amore che c’è in me e che io riesco a riversare in tutto, a ogni passo.
(Dal diario di Etty Hillesum)

I versetti dal 9 al 20 del capitolo 16 del vangelo di questa domenica sono noti come finale “deuterocanonica”, cioè non sempre accolta nei primi secoli; infatti, sono omessi in alcuni manoscritti autorevoli, mentre in altri manoscritti è riportato un testo diverso. La nota alla Bibbia CEI 2008 c’informa che questi versetti “Probabilmente sono un supplemento aggiunto in un secondo tempo, per dare un rapido riassunto delle apparizioni del Risorto.
La fine brusca e senza conclusioni del vangelo di Marco non ci rende pienamente consapevoli della risurrezione del Maestro tanto attesa dalla comunità cristiana. Infatti, le parole iniziali del vangelo: «Inizio della buona notizia di Gesù, Cristo, Figlio di Dio» (Mc 1, 1), creano nel lettore un’aspettativa di fatto delusa nel finale dall’annotazione che le donne, andate al sepolcro e ricevuto l’incarico di annunciare ai discepoli che Gesù era risorto, «uscirono e fuggirono via dal sepolcro, perché erano piene di spavento e di stupore. E non dissero niente a nessuno» (Mc 16, 8).
Nei versetti dal 9 al 14 sono presentate alcune apparizioni di Gesù: alla Maddalena, ai due discepoli che camminavano per la campagna e «14Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto.» (Mc 16, 14).
Dal versetto 15, inizia il brano proposto dalla liturgia di questa domenica.
Gesù, dopo aver rimproverato gli Undici (non li chiama apostoli) ...apri il file...

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 12 Maggio 2021 17:28
 

14/05/21 - San Mattia apostolo

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Ultimo aggiornamento Lunedì 10 Maggio 2021 05:34
 

09/05/21 - 6a domenica di Pasqua

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6a Domenica di Pasqua - anno B

«Il contrario di un popolo cristiano è un popolo triste, un popolo di vecchi »
(G. Bernanos, Diario di un curato di campagna)

Questo brano di vangelo è la prosecuzione dell'allegoria della vite e di questa dà spiegazione.
Le domande lasciate in sospeso dal brano che precede concernono essenzialmente il significato di dimorare in Gesù e di identificare i frutti dei tralci che il Padre si attende. La risposta a queste domande indica la strada per realizzare la promessa di Gesù: «11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena». Ciò che subito colpisce l'attenzione è la ricorrenza del verbo amare e della parola amore che, in nove versetti, compaiono per ben nove volte.
Nella lingua italiana usiamo una sola parola per indicare l'amore, questo ci costringe a valersi di diverse locuzioni per precisare altrettante sue manifestazioni o stili. La lingua greca antica, per indicare l'amore nelle sue diverse sfumature, usa almeno otto termini fra cui: eros, filia e agape.
Da un punto di vista relazionale l'eros rappresenta l'energia vitale, il soddisfacimento dei bisogni primari quali quelli legati all'alimentazione e alla sessualità, e si esprime attraverso il possesso dell'altro; il verbo prendere è quello che meglio descrive questa situazione. La filia rappresenta un rapporto libero e paritario che si esprime attraverso l'amicizia mossa dal desiderio del bene d'entrambi; è il verbo condividere quello che meglio la raffigura. Infine, l'agape è l'amore che diventa libero e totale dono di sé perché reputa il bene dell'altro più importante del proprio; il verbo che meglio esprime questo modo di vivere l'amore è donare.
Prendere, condividere e donare, non sono in contrasto fra loro, ma, insieme, possono far raggiungere il vero obiettivo di ogni essere umano: la felicità. Per l'evangelista Giovanni, l'uomo realizzato, è quello che ha imparato a prendere e a condividere.
Il termine amore di questo brano è inteso, tutte e nove le volte, come agape cioè dono.
A questo punto è bene ricordare che, poco prima, Gesù ha ...apri il file...

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03/05/21 - santi Filippo e Giacomo

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Santi Filippo e Giacomo apostoli

 

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