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Home Liturgia Liturgia anno A (2019-2020) prime pagine (2019-2020) 18/10/20 - 29a domenica del tempo ordinario

18/10/20 - 29a domenica del tempo ordinario

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29a domenica del tempo ordinario - anno A

27E Dio creò l'uomo a sua immagine;
a immagine di Dio lo creò:
maschio e femmina li creò.
(Gen 1, 27)

«Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»: con un'interpretazione distorta le parole di Gesù sono diventate una sorta di giustificazione biblica dei governi laici a sostegno della rivendicazione della propria autonomia e del rifiuto dell'ingerenza della Chiesa nelle questioni di propria competenza. Ne abbiamo un chiaro esempio nell'aforisma «Libera Chiesa in libero Stato», coniata da Charles de Montalembert e più volte usata da Camillo Benso, conte di Cavour, il quale riteneva che la separazione fra Chiesa e Stato fosse l'unica soluzione alla questione romana. Anche l'attuale visione del liberalismo italiano nei confronti del problema dei rapporti fra Chiesa e Stato è ispirata a quel pensiero che però non è quello di Gesù.
Infatti, per comprendere il detto di Gesù occorre entrare innanzitutto nel clima di quei tempi.
Grazie ai territori occupati, Roma assicurava all'erario imperiale le entrate che avrebbero dovuto servire per coprire le spese per il senato, per l'imperatore, per l'assetto politico e militare e, in parte, anche per realizzare o migliorare le strutture dei territori stessi, la viabilità e i porti necessari per il trasferimento di cose e persone. Le entrate erano imposte attraverso un pesante regime fiscale costituito da due filoni. Il primo era l'imposta fondiaria che colpiva i proprietari di terre e di edifici, il secondo, invece, era il "tributum capitis" una sorta di tassa sulla ricchezza mobile alla quale era assoggettato ogni giudeo adulto (cioè dall'età di dodici anni per le femmine e quattordici anni per i maschi fino all'età di sessantacinque anni per tutti) compresi gli schiavi. Anche alla Palestina, divenuta dal 63 a. C. una provincia dell'impero romano, era stato imposto questo regime fiscale, in particolare il "tributum capitis" che consisteva in un denaro, corrispondente mediamente alla paga giornaliera di un operaio. La riscossione delle tasse poste da Roma era appaltata a gabellieri giudei (chiamati in maniera dispregiativa pubblicani) odiati dal popolo perché ritenuti collaborazionisti e ladri, fama peraltro fondata, perché spesso si appropriavano del ricavato della riscossione delle tasse per sé e per i loro protettori, facendolo così mancare per la realizzazione delle opere pubbliche d'utilità comune.
Fino a questo punto niente di nuovo perché la situazione è riscontrabile anche oggi in diversi Stati della terra. In Israele, però, ...continua...

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